martedì 18 agosto 2009





Il fatto che sono malata permette alle lenze (leggi gattine) di "farmi compagnia" spaparanzate sul letto. Dormono, giocano, rubano piccoli oggetti. Insomma se la godono.

E io, pur stando malissimo sono contenta di avere la giustificazione per non dover uscire. Tanto dove andrei?

sabato 15 agosto 2009

Non se ne può più... allora si sogna!

Il post? Sparito! Perché? Perchè di minacce in questo periodo ne stiamo ricevendo più che a sufficienza.

Non vi racconto in dettaglio gli ultimi sviluppi con la Pramilla che, non lavorando nemmeno 2 ore la settimana e faceva scenate orrende ogni due per tre, pretendeva stipendi da capogiro, più rimborso spese (e conoscendola immagino cosa ci avrebbe messo) e percentuali principesche. In più riceveva quantità industriali di amici maschi a tutte le ore della notte, usava il telefono per ore (speriamo che non abbia fatto chiamate internazionali) e minacciava di morte i nostri dipendenti. Alla fine si è asserragliata con i suoi amichetti gangsters in casa. Abbiamo dovuto chiamare la polizia.Adesso è fuori
Però le minacce sono andate avanti. Adesso, visto che non ha ottenuto un granchè si è rivolta ad una NGO che difende i diritti umani. I nepalesi sono davvero senza vergogna.



Questa per me è un'immagine emblematica: una di quelle vasche di acqua che dovrebbero essere usate per dei rituali ridotta ad immondezzaio.

Così vi pubblico il mio sogno. Una casa in legno: Heidi progettata da Matteo Thunn per Rubner. E' un'abitazione prefabbricata, in legno, a basso impatto ambientale e ad alto risparmio energetico. Una casa A+.
Un sogno! Di bellezza, nitidezza, rispetto per l'ambiente, comfort, luce, calore, pulizia! Tutto quello che in questo disgraziato paese non esiste.


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giovedì 6 agosto 2009

Cosa sta succedendo che mi fa a pezzi?

Semplicemente che la presunta futura socia nepalese ha cominciato a sblindare un mese fa.
Non riusciamo a capire perché.
Si è installata in una deliziosa situazione, camera bagno e spogliatoio, al giardino segreto. Dopo di che ha cominciato a dare fuori di balta.

Ogni giorno una pretesa nuova, connessione internet, ventilatori, che in Nepal servono una settimana all’anno, infatti io, adesso sono già alla copertina di lana, soldi. Sempre a pretendere in modo arrogante che tutti, dai cuochi ai muratori, corrano per soddisfare i suoi bisogni (a spese nostre). E le necessità del ristorante? Non le competono. Così abbiamo dovuto metterle dei paletti con i dipendenti e gli arigiani, della serie, se l’ordine non viene da Dario NON siete autorizzati a seguirlo.
Ha attaccato così pesantemente Ragesh che lui voleva licenziarsi. Abbiamo dovuto interdirle l’entrata in cucina. O lei o lui... e non ho dubbi su chi voglio in cucina: il mio cuoco migliore e fidato. L’unico fedele del vecchio gruppo.

Fa scenate su scenate se le chiediamo di fare qualche cosa. L’altro giorno è arrivata a minacciare di usare le sue conoscenze per farci buttare fuori dal Nepal perché le chiedevamo di avvertirci prima quando se ne va in giro o dorme fuori e lascia la casa vuota. Cosa che qui non si può fare, rubano subito. Per colpa sua Kog e Karana hanno dovuto rinunciare ai loro day off. E considerate che ha uno stipendio, per il Nepal, altissimo, che se usa due ore alla settimana per il lavoro è tanto, che ha una casa costosissima for free, e cibo italiano costosissimo idem con patate. E la prospettiva di avere la compartecipazione. Un italiano sarebbe felicissimo, si farebbe in quattro. Lei no. Lei pretende, urla, minaccia. E non lavora. Nepalese doc.

Insomma sembra impazzita. Un’amica che vive (e ha lavorato) qui ,da tantissimi anni senza che io le raccontassi di come si sta comportando la ragazza mi diceva: soci nepalesi? Ma scherzi? Dice che i nepalesi (non tutti è ovvio) spesso, se diventano soci si trasformano in super arroganti, pigri e demanging people. Mi diceva che lei il ha cominciato ad usare il verbo demanding (pretendere, esigere, insistere, richiedere, chiedere) da quando è arrivata in Nepal... prima non aveva mai capito cosa significasse veramente.

Per fortuna che questa volta è solo una che fa casino, gli altri sono con noi, per cui stiamo cercando di arginarla. Ma ragazzi, è dura! Mai visto gente così matta prima in vita mia! Se riesco a tornare in un paese civile...

mercoledì 5 agosto 2009

Il sonno della ragione

La società tende ad essere statica. E’ l’individuo che spinge la società ai cambiamenti. Se l’individuo non ha spazio, non può dubitare, evolversi, esprimersi, avere un valore, anche negativo, la società rimane imbalsamata nei secoli. L’individuo è la coscienza della società.
Nel subcontinente indiano la struttura sociale è ancora, fondamentalmente, tribale. La famiglia infatti non è intesa come nucleo familiare ma come gruppo allargato di persone appartenenti alla stessa casta ed etnia, con legami parentali che possono essere anche molto lontani.
L’individuo non conta, conta la casta, la tribù, il gruppo di appartenenza. Addirittura i matrimoni vengono decisi e combinati dalla famiglia. Un’infinità di regole e regolette decide il comportamento: non ci sono scelte, tutto è preordinato. Sei al sicuro nel grande ventre del tuo clan, ma in cambio devi omologarti completamente, rinunciare a qualsiasi autonomia, anche solo di pensiero, pena l’ostracismo. Questo in parte spiega i comportamenti infantilmente e totalmente egocentrici che hanno spesso spiazzato me e Dario. Un individuo che non esce mai dal ventre materno, che non deve mai autodeterminarsi è un puer aeternus, che cercherà sempre la soddisfazione personale immediata. Senza pensare al dopo, senza pianificare il futuro. Qualcuno se ne prenderà carico. Uno zio, il nonno, la mamma, il clan... io sono stato al gioco e adesso me ne sto seduto qui ad aspettare che il problema si risolva.
Per questo, sono convinta, certe società non si sono evolute. La tribù è un modello troppo arcaico, troppo totalizzante per permettere un’evoluzione. Per permettere che l’individuo, attraverso i suoi sogni, le sue visioni, il suo lavoro ed il suo sacrificio possa “far crescere” la società.
Per questo molti paesi sembrano impazziti. Non è la coca cola responsabile del disequilibrio, o almeno, non solo la coca cola. E’ che questa gente desidera i benefici di una società strutturata in senso moderno ( e ricordiamoci che questo significa anche scuole, ospedali, servizi sociali, acqua potabile, strade, ponti ecc.) ma non ha assolutamente gli strumenti sociali e culturali per reggere.

La soluzione? Non ne ho e guardo preoccupata al fenomeno dei vari fondamentalismi che sbocciano a difesa di questo mondo arcaico e violento. Un mondo che vede l’individuo come inutile e che quindi può scatenarsi in atti di ferocia assoluta per autodifesa. Mi fa paura? Certo che mi spaventa, specialmente dopo aver visto dall’interno questa buia notte che non ha ancora visto spuntare l’alba della razionalità.
Il sonno della ragione genera mostri, scriveva Goya.

martedì 4 agosto 2009

Non So e le altre



Non So è diventata una gattona bellissima di quasi 4 chili! Le foto non le rendono giustizia e poi sembra un peluche, morbida morbida! Le due tigrate, Michelina e Dolce sono più piccoline. Michelina ha delle focature stupende, ma è difficile da fotografare, le si può fare di tutto! Basta che siano coccole, mai visto un gatto così fiducioso!. Dolce, è uno zuccherino, fa miao dolcissima e si precipita in braccio..
Sono diventate delle gattine educate, non sporcano più in casa, o escono o usano la comoda e hanno deciso che il posto più comodo del mondo per dormire è Dario. In questo momento ci stiamo godendo il meritato day off sdraiati sul letto a leggere e lui è coperto di mice che dormono. E’ che non mi permette di fotografarli ma è buffissimo!



Sono molto diverse dai gatti italiani come carattere. Si fanno stropicciare molto di più. Sopportano di essere bloccate in braccio, con santa pazienza. Non sanno giocare da sole, o noi o le sorelline dobbiamo partecipare. Ieri sera Michelina venva da noi, tenere tenera e ci faceva mrrrr, mrrr e ci mostrava la pallina.
In compenso hanno una vitalità impressionante, corrono a velocità folli, saltano, fanno capriole. Delle acrobate.
Se le chiamiamo arrivano di corsa (a volte cascano da tanto corrono) e obbediscono abbastanza, sicuramente più di un gatto europeo. Insomma, sono molto particolari.



Sono gli unici momenti di relax che questo tremendo pase ci offre.

Dimenticavo. Senghe si è trasferita al giardino segreto. A casa non ci torna più: non sopporta le figlie. E’ pesantina perché rincorre tutto il tempo Dario miagolando disperatamente. Si calma solo se lui la prende in braccio. Però, insomma, è abbastanza contenta.

sabato 1 agosto 2009

1 Agosto 2009

Una viene a Katmandu per anni. Per motivi vari. Ma mai più di pochi mesi per volta. E Katmandu, per quanto sporca, caotica, inquinata è “altro” rispetto al quotidiano. I nepalesi sembrano sorridenti, gentili. Ok, furbi, ma insomma, umani.
E pensa che vivere qui potrebbe essere bello. Potrebbe essere diverso.

Poi viene a vivere qui. Ci rimane per due anni, con un salto in Italia di un solo mese. E Katmandu assume tutta la sua realtà. Di città orribile, invivibile. Sporca, corrotta, violenta. Chiusa agli occidentali, aliena. E i sorrisi dei nepalesi si sgretolano, lasciando vedere l’aspetto oscuro, maligno.

Ma ormai hai fatto l’errore, e non puoi tornare.

E il day off rimani chiusa in casa, cercando almeno di recuperare un po’di energia per affrontare la settimana che arriva.
Passeggiate? E dove? Nello smog, nella polvere, nei cumuli di immondizia? Con un traffico caotico e senza alcuna regola? Con le moto e le macchine che ti sfiorano di continuo? E per andare dove? A fare cosa?

Andare in campagna? Ma se per raggiungere un minimo di campagna devi guidare su strade sterrate, polverosissime e super intasate per un ora, un ora e mezza? Strade intasate da veicoli hanno una capacità di inquinamento, dovuta sia a motori antidiluviani, sia alle “correzioni” del carburante, che fanno i rivenditori per guadagnare di più, pazzesca? Con il rischio poi di avere un incidente dato il modo assurdo di guidare di questa gente?

Vedere gli amici? Ieri è venuta a trovarmi una mia amica e mi ha raccontato tragedie varie occorse a nostri conoscenti. Lei vive in Nepal da 12 anni, il figlio sposato ad una nepalese eppure mi diceva: comincio ad avere paura. Un altro amico mi raccontava due settimane fa di minacce, fughe, violenze, soprusi. Non è un modo per rilassarsi...

L’unica possibilità è restare tappati in casa a giocare con le gattine. A leggere un libro. A morire di nostalgia. A cercare di convincersi che domani si deve trovare l’energia di affrontare l’incubo del Nepal.