La società tende ad essere statica. E’ l’individuo che spinge la società ai cambiamenti. Se l’individuo non ha spazio, non può dubitare, evolversi, esprimersi, avere un valore, anche negativo, la società rimane imbalsamata nei secoli. L’individuo è la coscienza della società.
Nel subcontinente indiano la struttura sociale è ancora, fondamentalmente, tribale. La famiglia infatti non è intesa come nucleo familiare ma come gruppo allargato di persone appartenenti alla stessa casta ed etnia, con legami parentali che possono essere anche molto lontani.
L’individuo non conta, conta la casta, la tribù, il gruppo di appartenenza. Addirittura i matrimoni vengono decisi e combinati dalla famiglia. Un’infinità di regole e regolette decide il comportamento: non ci sono scelte, tutto è preordinato. Sei al sicuro nel grande ventre del tuo clan, ma in cambio devi omologarti completamente, rinunciare a qualsiasi autonomia, anche solo di pensiero, pena l’ostracismo. Questo in parte spiega i comportamenti infantilmente e totalmente egocentrici che hanno spesso spiazzato me e Dario. Un individuo che non esce mai dal ventre materno, che non deve mai autodeterminarsi è un puer aeternus, che cercherà sempre la soddisfazione personale immediata. Senza pensare al dopo, senza pianificare il futuro. Qualcuno se ne prenderà carico. Uno zio, il nonno, la mamma, il clan... io sono stato al gioco e adesso me ne sto seduto qui ad aspettare che il problema si risolva.
Per questo, sono convinta, certe società non si sono evolute. La tribù è un modello troppo arcaico, troppo totalizzante per permettere un’evoluzione. Per permettere che l’individuo, attraverso i suoi sogni, le sue visioni, il suo lavoro ed il suo sacrificio possa “far crescere” la società.
Per questo molti paesi sembrano impazziti. Non è la coca cola responsabile del disequilibrio, o almeno, non solo la coca cola. E’ che questa gente desidera i benefici di una società strutturata in senso moderno ( e ricordiamoci che questo significa anche scuole, ospedali, servizi sociali, acqua potabile, strade, ponti ecc.) ma non ha assolutamente gli strumenti sociali e culturali per reggere.
La soluzione? Non ne ho e guardo preoccupata al fenomeno dei vari fondamentalismi che sbocciano a difesa di questo mondo arcaico e violento. Un mondo che vede l’individuo come inutile e che quindi può scatenarsi in atti di ferocia assoluta per autodifesa. Mi fa paura? Certo che mi spaventa, specialmente dopo aver visto dall’interno questa buia notte che non ha ancora visto spuntare l’alba della razionalità.
Il sonno della ragione genera mostri, scriveva Goya.