sabato 25 luglio 2009

La sorella di Kog



I muratori che stanno costruendoci il forno a legna. Il capo operai non è male, ma i worker, si capisce subito che lavorare per loro è una sofferenza!

Ieri è venuta la sorella di Koghendra.
Noi avremmo bisogno di qualcuno (non ladro) che abitasse al giardino segreto e che facesse le pulizie. In questo paese non si può lasciare una casa vuota nemmeno mezz’ora: rubano. Ovviamente non possiamo pagare una cifra per questo. Però a me piaceva l’idea di avere la sorella di Kog. E’ seria, onesta e affidabile come il fratello, merce rara in questo paese.
Poi ieri è risultato che guadagna tantissimo. Uno stipendio quasi da manager!
Dopo un oretta circa di chiacchiere alla nepalese è però risultato che lei lavora 11 ore al giorno per 7 giorni la settimana!
Che non ha paura di fare due lavori (li sta già facendo) . Quindi ce la possiamo permettere!
Da noi ha in più la casa, luce e acqua gratis, più cibo pronto e gratis per lei e la bimba (9 anni).
Dopo un’altra mezzoretta salta fuori che lei vorrebbe tanto lavorare per noi, visto come si trova bene suo fratello, ma questo lo sapevamo già. E alla fine viene fuori il vero nodo: la sua bambina.
Lei ha già pagato per un anno di scuola, ma quello non è un problema, paghiamo noi una scuola qui in zona, quindi tutto bene. Ma poi lei guarda Sulav e con aria disperata racconta qualche cosa, tesa da morire.

Il suo ex marito, che lei con grande coraggio, rischiando l’ostracismo sociale, ha cacciato di casa, è un’alcolizzato. Un violento. Lei vive a Kirtipur. E anche lui vive a Kirtipur. E ogni tanto va a prendere la bambina e la picchia, la terrorizza. Forse peggio.
Quindi lei da un lato si sentiva sollevata all’idea di spostarsi, dall’altro la spaventava la nostra reazione se il marito si dovesse presentare da noi e facesse casino. Risposta unanime: gli saltiamo addosso tutti!

E’ una donna molto sensata, quindi ha chiesto alcuni giorni per prendere una decisione.

Durante il colloquio Dario le ha chiesto se spostarsi da Kirtipur a Katmandu le andasse bene (Kirtipur è molto più campagna) e lei ha risposto che non importa dove si vive, importa se si può lavorare. Quando ci ha descritto la sua giornata abbiamo capito.
Si alza alle tre del mattino: pulisce la casa, lava i panni e cucina per sé e per la bimba. Alle cinque comincia il primo turno di lavoro. Alle dieci mangia in fretta qualche cosa e poi comincia il secondo lavoro. Che finisce alle 17. Dopo di che lavora nel piccolo appezzamento di terreno che i padroni della falegnameria in cui è impiegata le hanno dato in uso. Se abbiamo capito bene coltiva qualche ortaggio sia per consumo familiare sia per venderli. Mangia e crolla a letto. Il lavoro delle 5 del mattino non so cosa sia, ma durante il giorno pulisce e scartavetra mobili. Ovviamente senza mascherina né niente... Il suo chiodo fisso è mettere al sicuro la sua bambina, darle un futuro. Molto insolito per una nepalese.

Da noi guadagnerebbe uguale ma farebbe una vita moolto più umana! E avrebbe Kog vicino e la bimba al sicuro. Speriamo in bene!

p.s. Non mi ricordo il suo nome, io con i nomi sono un disastro in generale, figuriamoci con i nomi nepalesi! A parte quello dell’aspirante cameriere che si chiama Topendra!!! ;-) Troppo buffo!

lunedì 20 luglio 2009

La strada per andare a lavorare

La casa in cui abitiamo è a Chundevi, non lontana dalla nuova ambasciata americana. E' una VIP area. Per quello che mi riguarda mi piace perchè è una zona tranquilla, con giardini e relativamente poco polverosa. A volte, sembra di essere in campagna.
Il nuovo posto è... a 50 metri da casa. E' una villetta isolata, con un grande (per il Nepal) giardino. E' molto maltenuta ma lavorandoci, può diventare molto gradevole.



La strada che da casa porta al nuovo posto. Ho scattato la foto dall'uscita di casa nostra. Il nuovo posto è a sinistra alla fine del muro bianco. Vicino, no? Che meraviglia non vedere più Thamel, non dover più farsi da una a due ore di traffico caotico al giorno!



Il cancello di quello che diventerà " the secret garden"

Mentre io sto scrivendo (reduce dalla lezione quotidiana) Dario e gli altri stanno lavorando in giardino e controllando i muratori che ci devono sistemare la zona cucina.
Avremo anche il parcheggio! Cosa rarissima a Katmandu! Ma il giardino e l'orto sono la mia gioia. O per meglio dire, lo saranno quando li avremo messi in ordine! Per ora sono solo un'accozzaglia di piante mal tenute e peggio potate. Ma diventerà bellissimo.



La jungla che è adesso il giardino. Ma a me piace!

E per rispondere ad Enrico il nuovo risto si chiamerà "the secret garden".

p.s. E' tutta la settimana che con una scusa o l'atra ci tagliano la luce da 6 a 7 ore al giorno. Dicono per riparazioni. Speriamo che sia vero perché se tanto mi dà tanto adesso nella stagione dei monsoni cosa faranno nella stagione secca?

Monsone



Quello che vedete nelle foto è l'ingresso del Teaching Hospital dopo una pioggia monsonica. Non essendoci fognature o scoli, l'accesso all'ospedale (da Maharajgang, una delle tre principali strade di Katmandu) si trasforma in una piscina...

Da noi si parlerebbe di alluvione.

Un'altra cosa che, durante i monsoni mi fa sempre impressione è che qui, come del resto in India, le grondaie non esistono. Con i climi estremi di questi paesi la cosa non aiuta certo a mantenere gli edifici in buone condizioni! Questi paesi vivono totalmente alla giornata, senza un pensiero per il futuro. E quindi, alla fine, costano tantissimo e consumano tantissimo rispetto a quello che producono.

sabato 11 luglio 2009

Pozzi e filtri

Non so se vi ricordate, ma nel bel mezzo del disastro dell’ex mammamia ci siamo ritrovati con il pozzo che non buttava più. E in mezzo allo stress generale si è aggiunto anche lo stress dell’acqua. Perché non solo costa una fucilata farsi venire l’acqua con la cisterna, non solo l’acqua è limacciosa, ma ultimamente, in puro stile nepalese, gli abitanti dei villaggi vicino a dove viene presa impediscono l’approvvigionamento. E non come potreste pensare voi, perché vengono danneggiati (i fiumi non vengono usati per irrigare e i villaggi non hanno acqua corrente) ma perché ai nepalesi non piace vedere che qualcun'altro guadagna. Così fanno i blocchi stradali.
Il commercialista ci diceva che fare una piccola azienda agricola che producesse asparagi, peperoni gialli e rossi, erbe aromatiche e carciofi renderebbe bene. Solo che se i vicini si accorgono che gli affari ti vanno bene cominciano a bloccare i tuoi mezzi che fanno le consegne per invidia. E’ successo ad alcuni suoi clienti...
Simpatici!



Così insomma succedeva che il povero Karana doveva restare attaccato al telefono, urlando, per 2 giorni per riuscire ad avere una cisterna di acqua marroncina e unta... non vi dico la fatica di lavarci i piatti. E loro la spacciano per “acqua potabile purificata”!

Alla fine la Vijaya si è decisa a farci il pozzo profondo. E così, tra una riunione e l’altra con i maoisti, la casa ridotta ad un magazzino, Koghendra bloccato a Thamel a fare il guardiano, ci siamo ritrovati il giardino pieno di operai. Che si scatarravano a destra e a manca (a Karana e Koghendra siamo riusciti ad insegnare che non è fine) e riempivano di immondizia tutto.

Ad un certo punto arrivano con dei sacchi di letame di mucca. Indaghiamo e scopriamo che lo useranno come lubrificante per fare il pozzo! Così siamo sicuri che la falda sarà inquinata. Ma già, per loro, cacca e pipì di mucca sono sacre e “purificano”.

Insomma, alla fine il pozzo c’è ed è una falda molto ricca. Mandiamo l’acqua a fare le analisi e con mia sorpresa ci portano il risultato che si occupa SOLO dei minerali dice che è ferrosa e un po’torbida, ma non c’è traccia di controlli sui bacilli colifecali o altre forme di inquinamento... si vede che qui non usa.

Così si decide di fare il filtro per alleggerire la presenza di ferro ed ecco a voi le foto del filtro! Che viene a costare la bellezza di euri 1000! Ma secondo voi... servirà a qualche cosa? ;-)

Dimenticavo: notizia minidisastrosa per sole donne. Ricordate che mi ero fatta convincere a tingere i capelli? Dalla famosa parrucchiera di Lupita che aveva lavorato a New York e che quindi sarebbe stata capace di trattare capelli fragili???? Ecco! Me li ha bruciati. E nonostante i continui impacchi di olio hanno assunto un orribile colorino marroncino strinato e cadono a pezzi tutte le mattine. Immagino che tra un poco mi toccherà imitare Berlusconi e girare col fazzolettino in testa...

martedì 7 luglio 2009

Oh Signore gli anelli!!!!!!!

Sono a pezzi (training del nuovo staff di cucina e ristrutturazione nuovo ristorante) ma VE LO DEVO DIRE!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ho in mano i primi pezzi fatti con Baba!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Superlativi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Non ci posso credere!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E non sono fatti a fusione, sono INTAGLIATI nell'argento pezzo per pezzo, praticamente dei pezzi unici!!!!!!!!!!! Ha eseguito i miei disegni super fedelmente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E gli anelli con la corniola (antica) hanno il castone (perfetto) incassato NELLA CORNIOLA!
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Non ho parole!!!!!!!!!! Sono troppo contenta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 3 luglio 2009

Cucina di mamma

Mamma era una gran cuoca. Papà amava andare a caccia, a funghi e a tartufi.
Abitavamo in un paesino della provincia di Verona in una casa piccola ma molto accogliente. E i miei genitori amavano ricevere ospiti.
Così, dal quaderno di mamma, oggi, per risentire almeno nella memoria l’allegria, l’affetto, le risate, i profumi, i sapori di allora, mi è venuta voglia di pubblicare una sua ricetta. Certo, gli ingredienti non sono né economici né facili da reperire, ma questa è la cucina della memoria.



FAGIANO AL TARTUFO
Un fagiano di circa 1 kg., tartufo nero a piacere, 50 gr. prosciutto crudo molto grasso, 200 gr. pancetta tagliata a fette sottili, 200 ml panna liquida, Cognac, un po' di buon brodo di carne, 2 spicchi di aglio interi, rosmarino (un rametto), alcune foglie di salvia, sale, pepe e olio d’oliva

Fate frollare il fagiano nelle sue piume mondato dalle interiora per circa 3 o 4 giorni. Una volta frollato spiumatelo, eliminate zampe e collo, sciacquatelo in acqua e aceto (per il fagiano la mamma usava aceto rosso)e asciugatelo bene.
Farcite il fagiano con un battuto di prosciutto e tartufo con una foglia di salvia tritatissima, un po' di sale e un po' di pepe.
Fasciate il petto del fagiano con la pancetta mettendo fra questa e la pelle qualche fogliolina di rosmarino, legatelo bene e mettetelo in una casseruola (meglio se di coccio) insieme all'aglio, alla salvia e a 4 cucchiai di olio.
Fatelo rosolare bene a fuoco vivace da tutte le parti e poi bagnatelo con il Cognac. Continuate la cottura per circa un'ora, a fuoco moderato, bagnando di tanto in tanto con un po' di brodo di carne.
Quando sarà pronto, slegatelo, eliminate la pancetta e il rosmarino e tagliatelo in quarti. Tenetelo in caldo.
Dal sugo della casseruola togliete aglio e la salvia e poi unite il fegatino del fagiano finemente tritato (mia mamma non lo metteva perché io detesto il fegato, ma nella ricetta originale della nonna c’era), un leggero trito di tartufo e la panna. Fate insaporire per qualche minuto.
Rimettete il fagiano nella casseruola e appena sarà bollente servitelo in un vassoio cosparso con sottili lamelle di tartufo.
Da piccola adoravo avere anche dei crostoni di pane con la pancetta che aveva fasciato il fagiano e la salvia del sughetto...

giovedì 2 luglio 2009

Estraneità

La cosa forse più terribile è il senso di totale estraneità che ci è rimasto.
Guardo la casa, le persone di casa, i gatti. Mi muovo per le stanze, cucino, lavo i piatti. E mi sento completamente vuota dentro.
Non ho reazioni, non penso.
Guardo dalla finestra ed il piccolo pezzo di Nepal che vedo da due anni, ogni volta che mi affaccio, non lo conosco. E’ diventato freddo, lontano, probabilmente ostile.
La gente che passa, i venditori ambulanti che a tutte le ore lanciano le loro grida gutturali mi fanno sobbalzare.



Questo paese ci ha mostrato tutto il suo odio. Tutta la nostra incapacità di comprenderlo veramente. Puoi amare qualche cosa che non conosci. Ma quando cominci ad intravvedere i mostri che si agitano sotto la superficie dell’acqua puoi solo ritirarti. Non puoi amare quello che ti fa paura.

Vorrei tornare a casa. Ma non so dov’è.

Nonni e detti



Il nonno di una conoscente nepalese, notevole personaggio, coltissimo e con una profonda conoscenza delle scritture sacre induiste (quindi non filo occidentale) diceva: " I nepalesi sono come le scimmie, non sanno costruire niente ma distruggono quello che gli altri hanno costruito".

Forse in questa frase c'è la risposta a quello che ci è successo.