I muratori che stanno costruendoci il forno a legna. Il capo operai non è male, ma i worker, si capisce subito che lavorare per loro è una sofferenza!
Ieri è venuta la sorella di Koghendra.
Noi avremmo bisogno di qualcuno (non ladro) che abitasse al giardino segreto e che facesse le pulizie. In questo paese non si può lasciare una casa vuota nemmeno mezz’ora: rubano. Ovviamente non possiamo pagare una cifra per questo. Però a me piaceva l’idea di avere la sorella di Kog. E’ seria, onesta e affidabile come il fratello, merce rara in questo paese.
Poi ieri è risultato che guadagna tantissimo. Uno stipendio quasi da manager!
Dopo un oretta circa di chiacchiere alla nepalese è però risultato che lei lavora 11 ore al giorno per 7 giorni la settimana!
Che non ha paura di fare due lavori (li sta già facendo) . Quindi ce la possiamo permettere!
Da noi ha in più la casa, luce e acqua gratis, più cibo pronto e gratis per lei e la bimba (9 anni).
Dopo un’altra mezzoretta salta fuori che lei vorrebbe tanto lavorare per noi, visto come si trova bene suo fratello, ma questo lo sapevamo già. E alla fine viene fuori il vero nodo: la sua bambina.
Lei ha già pagato per un anno di scuola, ma quello non è un problema, paghiamo noi una scuola qui in zona, quindi tutto bene. Ma poi lei guarda Sulav e con aria disperata racconta qualche cosa, tesa da morire.
Il suo ex marito, che lei con grande coraggio, rischiando l’ostracismo sociale, ha cacciato di casa, è un’alcolizzato. Un violento. Lei vive a Kirtipur. E anche lui vive a Kirtipur. E ogni tanto va a prendere la bambina e la picchia, la terrorizza. Forse peggio.
Quindi lei da un lato si sentiva sollevata all’idea di spostarsi, dall’altro la spaventava la nostra reazione se il marito si dovesse presentare da noi e facesse casino. Risposta unanime: gli saltiamo addosso tutti!
E’ una donna molto sensata, quindi ha chiesto alcuni giorni per prendere una decisione.
Durante il colloquio Dario le ha chiesto se spostarsi da Kirtipur a Katmandu le andasse bene (Kirtipur è molto più campagna) e lei ha risposto che non importa dove si vive, importa se si può lavorare. Quando ci ha descritto la sua giornata abbiamo capito.
Si alza alle tre del mattino: pulisce la casa, lava i panni e cucina per sé e per la bimba. Alle cinque comincia il primo turno di lavoro. Alle dieci mangia in fretta qualche cosa e poi comincia il secondo lavoro. Che finisce alle 17. Dopo di che lavora nel piccolo appezzamento di terreno che i padroni della falegnameria in cui è impiegata le hanno dato in uso. Se abbiamo capito bene coltiva qualche ortaggio sia per consumo familiare sia per venderli. Mangia e crolla a letto. Il lavoro delle 5 del mattino non so cosa sia, ma durante il giorno pulisce e scartavetra mobili. Ovviamente senza mascherina né niente... Il suo chiodo fisso è mettere al sicuro la sua bambina, darle un futuro. Molto insolito per una nepalese.
Da noi guadagnerebbe uguale ma farebbe una vita moolto più umana! E avrebbe Kog vicino e la bimba al sicuro. Speriamo in bene!
p.s. Non mi ricordo il suo nome, io con i nomi sono un disastro in generale, figuriamoci con i nomi nepalesi! A parte quello dell’aspirante cameriere che si chiama Topendra!!! ;-) Troppo buffo!



