Appena entrati in casa Non So e Dolce ci si sono fiondate addosso. Non So è bonacciona e si è limitata a voler essere presa subito in braccio, invece Dolce ci ha fatto una sgridata di 5 minuti di orologio. Dopo di che, con un sospiro di pura felicità si è sistemata in braccio a Dario e di lì non si è più mossa.
Stanno mostrando un talento insospettato: gatto da pastore. Nel senso che se uno di noi si allontana dalla stanza, che ne so, per andare in bagno, loro si precipitano e tentano di riportarlo nella stanza. Insomma siamo guardati a vista! ;-)
Povere cucciole, evidentemente hanno sentito la nostra mancanza!
Per il resto, che dire?
L’altra volta in Tailandia eravamo rimasti solo 5 giorni, questa volta due settimane e devo dire che lo spaesamento del ritorno qui è stato fortissimo stavolta.
E’ tutto così brutto, così sporco. La gente è così letargica. Guardiamo cose e persone ed è come se non le riconoscessimo (a parte le gattine, naturalmente!). Il senso di miseria di questo paese è onnipervasivo, ed è una miseria senza storia, senza possibilità di riscatto. Sono furente con questo paese, per quello che ci ha fatto, e nello stesso tempo sento una pena profonda. La pena per questa gente che è pigra, amorfa, egoista, arrogante, cieca e spesso cattiva. E che proprio per questo non sarà mai in grado di uscire dal disastro che ha creato con le proprie mani.
Venivamo qui, noi occidentali, e subivamo il fascino del Nepal. Senza capire che era solo il fascino del suo essersi fermato mille anni fa. Non capivamo (e come potevamo?) che questo era stato possibile grazie ad una società violenta e devastante. Non vedevamo il cupo senso del possesso, un materialismo tanto più profondo del nostro, la pesantezza delle catene delle caste, la violenza di una religione che annega nei sacrifici di sangue e nella negazione dell’individuo. Vedevamo un mondo lento e sonnolento e credevamo che fosse migliore del nostro.
Adesso che l’orologio del tempo ha toccato anche l’Asia, sbriciolando le dorature un po’ammuffite del suo medio evo fuori tempo massimo, tutte le brutture escono allo scoperto e ci rendiamo conto dell’orrore che nascondevano. Non è qualche cosa che hanno imparato da noi, come vorrebbero alcuni inguaribili romantici, era qualche cosa che era presente, senza che noi avessimo gli strumenti culturali per capirlo.
Adesso, che il marcio è uscito alla scoperto possiamo solo prenderne atto.
E questo che scrivo vale per altri ex paradisi di occidentali in fuga, a cominciare dall’India.
L’esodo, qui ed in India è già cominciato. Dove saranno le nuove frontiere del paradiso di chi scappa? Alcuni paesi sono troppo disastrosi per poter rivestire questo ruolo, altri non attirano la fantasia, altri ancora sono contaminati dal morbo del terrorismo islamico. Le possibilità di fuga sono sempre più strette e più lontane!




5 commenti:
ciao niki, ogni volta che ti leggo mi chiedo: ma come fate a trovare la forza di restare laggiù? quale coraggio, quale amore vi spinge a resistere così strenuamente a tanto disagio? ammiro molto la tua capacità di andare avanti sempre a testa alta in un paese tanto miserabile e ingrato, ma ti auguro (posso dirlo?) di riuscire a lasciarlo prima o poi...
un abbraccio!
@ Salsadisapa! Augurio accettato!!!!!!! ;-)
io vorrei vedere una bella foto di valigie colme e pronte per un check in ....le vostre!!! manca molto? ho troppa fretta? spero per voi, che il mio desiderio sia esaudito, bacione one one.
ciao niki, non ci conosciamo ma ti leggo da un po' di tempo, seguendo passo passo le tue/vostre vicissitudini, a volte terrificanti!!!!
ho un figlio in Brasile e, anche se lui sta bene, a volte mi racconta di cose inquietanti che succedono da quelle parti e di quanto sia difficile rapportarsi quotidianamente con una cultura così diversa, così arretrata rispetto alla nostra, tanto da rendere, a volte, difficile la gestione ordinaria della vita.
Mi aggrego a quanto detto qui sopra: fai presto le valigie e, senza tornare in Italia, se, come mio figlio, hai deciso di non viverci più, ma trova un Paese dove tu possa VIVERE. La qualità della vostra vita DEVE essere decorosa, così come lo è quella di mio figlio, ed è per questo motivo che non gli chiedo di tornare, lui ha scelto di stare là, ma se dovesse verificarsi una situazione come quella in cui ti trovi tu, chiederei anche a lui di fare le valigie.
Ti abbraccio forte.
SIlvia
ciao nikki, ti leggo di nuovo con calma ... come fai a vivere cosi ? sei forte ma non ti rovinare la vita !
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