Ogni volta che volavamo da Katmandu vedevamo all’aereoporto mucchi di nepalesi che andavano a lavorare all’estero. Alcuni avevano la tikka. In India consiste in un bollino o ditatina di colore rosso sulla fronte invece in Nepal, questi qui sfoggiavano un mezzo chiletto di riso colorato di rosso spiaccicato sulla fronte.
I soliti nepalesi, pensavamo. E invece, stavolta, è toccato pure a noi partire con la tikka da mezzo chilo di riso. Si perché, scommetto che non ci crederete, ma siamo stati adottati (seriamente) da una famiglia altolocata newar. E come parenti stretti dovevamo ricevere la tikka (con tutta la cerimonia annessa) prima di partire!

Così la nostra partenza dal Nepal, ben lontana da un triste anonimato, si è svolta in pompa magna.
Dopo la cerimonia della tikka e le foto di prammatica abbiamo abbandonato la casa.
Dario, io e le gattine (urlanti) nella macchina dei nostri parenti adottivi, Karana nella macchina al seguito con l’autista e i bagagli. Siamo arrivati all’aereoporto e ci è toccato prendere due porter, per via delle caterve di bagagli e dei gatti. Impressionati dall’ambaradan i poliziotti ci hanno fatti passare senza chiedere i biglietti, che io stavo freneticamente cercando impedita dalla gabbietta contenente una Dolce urlante stile sirena dei pompieri. Ci hanno dato la priority al check-in, le topine sono passate da una porta riservata così i cani poliziotto non le hanno spaventate, l’impiegato della Tai ci ha accompagnati fino al piano di sopra e, dulcis in fundo, hanno permesso a Dario di entrare nell’aereo, cosa proibitissima, per controllare se le topine erano state imbarcate.

foto di Non So per il passaporto
Alla fine, stremati, siamo collassati in aereo. A Bangkok, non più protetti dal nostro fratello adottivo abbiamo dovuto (veramente ha fatto tutto Dario) litigare per avere la sicurezza che le topine erano state imbarcate e comunque non ce le hanno fatte vedere.
Arrivati a Madrid io ero preoccupatissima: le due tipe sono semiselvatiche. E se avessero avuto un collasso per lo stress? E dove cavolo le recuperiamo???
Coi bagagli. Ma come? le tirano come delle valigie ordinarie? Per fortuna c’era un dipendente dell’aereoporto eritreo che parlava un ottimo inglese, un ragazzo carinissimo. E’ saltato oltre il tapis roulant, ha spiegato la faccenda ad un collega e le topine sono diventate topine da curare. Dopo pochi minuti erano con noi: terrorizzate, bagnate e urlanti ma sane e salve.
Eravamo muniti di tutto: certificati di buona salute, passaporti, microchip... nessuno ci ha chiesto niente, solo un poliziotto ha guardato Dolce, gli è piaciuta e mi ha chiesto come si chiamava.

foto di Dolce per il passaporto
Abbiamo affittato una macchina, pulito le gattine, cambiato i loro cuscini, dato loro da bere e caricato tutti i bagagli. Pronti per la seconda parte del viaggio.
Insomma, tutta la famiglia era al sicuro in Spagna!