sabato 11 luglio 2009

Pozzi e filtri

Non so se vi ricordate, ma nel bel mezzo del disastro dell’ex mammamia ci siamo ritrovati con il pozzo che non buttava più. E in mezzo allo stress generale si è aggiunto anche lo stress dell’acqua. Perché non solo costa una fucilata farsi venire l’acqua con la cisterna, non solo l’acqua è limacciosa, ma ultimamente, in puro stile nepalese, gli abitanti dei villaggi vicino a dove viene presa impediscono l’approvvigionamento. E non come potreste pensare voi, perché vengono danneggiati (i fiumi non vengono usati per irrigare e i villaggi non hanno acqua corrente) ma perché ai nepalesi non piace vedere che qualcun'altro guadagna. Così fanno i blocchi stradali.
Il commercialista ci diceva che fare una piccola azienda agricola che producesse asparagi, peperoni gialli e rossi, erbe aromatiche e carciofi renderebbe bene. Solo che se i vicini si accorgono che gli affari ti vanno bene cominciano a bloccare i tuoi mezzi che fanno le consegne per invidia. E’ successo ad alcuni suoi clienti...
Simpatici!



Così insomma succedeva che il povero Karana doveva restare attaccato al telefono, urlando, per 2 giorni per riuscire ad avere una cisterna di acqua marroncina e unta... non vi dico la fatica di lavarci i piatti. E loro la spacciano per “acqua potabile purificata”!

Alla fine la Vijaya si è decisa a farci il pozzo profondo. E così, tra una riunione e l’altra con i maoisti, la casa ridotta ad un magazzino, Koghendra bloccato a Thamel a fare il guardiano, ci siamo ritrovati il giardino pieno di operai. Che si scatarravano a destra e a manca (a Karana e Koghendra siamo riusciti ad insegnare che non è fine) e riempivano di immondizia tutto.

Ad un certo punto arrivano con dei sacchi di letame di mucca. Indaghiamo e scopriamo che lo useranno come lubrificante per fare il pozzo! Così siamo sicuri che la falda sarà inquinata. Ma già, per loro, cacca e pipì di mucca sono sacre e “purificano”.

Insomma, alla fine il pozzo c’è ed è una falda molto ricca. Mandiamo l’acqua a fare le analisi e con mia sorpresa ci portano il risultato che si occupa SOLO dei minerali dice che è ferrosa e un po’torbida, ma non c’è traccia di controlli sui bacilli colifecali o altre forme di inquinamento... si vede che qui non usa.

Così si decide di fare il filtro per alleggerire la presenza di ferro ed ecco a voi le foto del filtro! Che viene a costare la bellezza di euri 1000! Ma secondo voi... servirà a qualche cosa? ;-)

Dimenticavo: notizia minidisastrosa per sole donne. Ricordate che mi ero fatta convincere a tingere i capelli? Dalla famosa parrucchiera di Lupita che aveva lavorato a New York e che quindi sarebbe stata capace di trattare capelli fragili???? Ecco! Me li ha bruciati. E nonostante i continui impacchi di olio hanno assunto un orribile colorino marroncino strinato e cadono a pezzi tutte le mattine. Immagino che tra un poco mi toccherà imitare Berlusconi e girare col fazzolettino in testa...

martedì 7 luglio 2009

Oh Signore gli anelli!!!!!!!

Sono a pezzi (training del nuovo staff di cucina e ristrutturazione nuovo ristorante) ma VE LO DEVO DIRE!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ho in mano i primi pezzi fatti con Baba!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Superlativi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Non ci posso credere!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E non sono fatti a fusione, sono INTAGLIATI nell'argento pezzo per pezzo, praticamente dei pezzi unici!!!!!!!!!!! Ha eseguito i miei disegni super fedelmente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E gli anelli con la corniola (antica) hanno il castone (perfetto) incassato NELLA CORNIOLA!
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Non ho parole!!!!!!!!!! Sono troppo contenta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 3 luglio 2009

Cucina di mamma

Mamma era una gran cuoca. Papà amava andare a caccia, a funghi e a tartufi.
Abitavamo in un paesino della provincia di Verona in una casa piccola ma molto accogliente. E i miei genitori amavano ricevere ospiti.
Così, dal quaderno di mamma, oggi, per risentire almeno nella memoria l’allegria, l’affetto, le risate, i profumi, i sapori di allora, mi è venuta voglia di pubblicare una sua ricetta. Certo, gli ingredienti non sono né economici né facili da reperire, ma questa è la cucina della memoria.



FAGIANO AL TARTUFO
Un fagiano di circa 1 kg., tartufo nero a piacere, 50 gr. prosciutto crudo molto grasso, 200 gr. pancetta tagliata a fette sottili, 200 ml panna liquida, Cognac, un po' di buon brodo di carne, 2 spicchi di aglio interi, rosmarino (un rametto), alcune foglie di salvia, sale, pepe e olio d’oliva

Fate frollare il fagiano nelle sue piume mondato dalle interiora per circa 3 o 4 giorni. Una volta frollato spiumatelo, eliminate zampe e collo, sciacquatelo in acqua e aceto (per il fagiano la mamma usava aceto rosso)e asciugatelo bene.
Farcite il fagiano con un battuto di prosciutto e tartufo con una foglia di salvia tritatissima, un po' di sale e un po' di pepe.
Fasciate il petto del fagiano con la pancetta mettendo fra questa e la pelle qualche fogliolina di rosmarino, legatelo bene e mettetelo in una casseruola (meglio se di coccio) insieme all'aglio, alla salvia e a 4 cucchiai di olio.
Fatelo rosolare bene a fuoco vivace da tutte le parti e poi bagnatelo con il Cognac. Continuate la cottura per circa un'ora, a fuoco moderato, bagnando di tanto in tanto con un po' di brodo di carne.
Quando sarà pronto, slegatelo, eliminate la pancetta e il rosmarino e tagliatelo in quarti. Tenetelo in caldo.
Dal sugo della casseruola togliete aglio e la salvia e poi unite il fegatino del fagiano finemente tritato (mia mamma non lo metteva perché io detesto il fegato, ma nella ricetta originale della nonna c’era), un leggero trito di tartufo e la panna. Fate insaporire per qualche minuto.
Rimettete il fagiano nella casseruola e appena sarà bollente servitelo in un vassoio cosparso con sottili lamelle di tartufo.
Da piccola adoravo avere anche dei crostoni di pane con la pancetta che aveva fasciato il fagiano e la salvia del sughetto...

giovedì 2 luglio 2009

Estraneità

La cosa forse più terribile è il senso di totale estraneità che ci è rimasto.
Guardo la casa, le persone di casa, i gatti. Mi muovo per le stanze, cucino, lavo i piatti. E mi sento completamente vuota dentro.
Non ho reazioni, non penso.
Guardo dalla finestra ed il piccolo pezzo di Nepal che vedo da due anni, ogni volta che mi affaccio, non lo conosco. E’ diventato freddo, lontano, probabilmente ostile.
La gente che passa, i venditori ambulanti che a tutte le ore lanciano le loro grida gutturali mi fanno sobbalzare.



Questo paese ci ha mostrato tutto il suo odio. Tutta la nostra incapacità di comprenderlo veramente. Puoi amare qualche cosa che non conosci. Ma quando cominci ad intravvedere i mostri che si agitano sotto la superficie dell’acqua puoi solo ritirarti. Non puoi amare quello che ti fa paura.

Vorrei tornare a casa. Ma non so dov’è.

Nonni e detti



Il nonno di una conoscente nepalese, notevole personaggio, coltissimo e con una profonda conoscenza delle scritture sacre induiste (quindi non filo occidentale) diceva: " I nepalesi sono come le scimmie, non sanno costruire niente ma distruggono quello che gli altri hanno costruito".

Forse in questa frase c'è la risposta a quello che ci è successo.

martedì 30 giugno 2009

Non fidarsi è meglio

La questione, rispondo qui a Ade e Bruchina, è che quando ti metti a lavorare in un paese straniero, ma straniero davvero e assurdo come il Nepal, da qualche parte devi cominciare.
Ti accorgi che esiste un vuoto enorme: quello della legge. Non solo non è chiara, ma non viene applicata. Il sistema clientelare, complicatissimo, fatto di clan definiti dalle etnie, affno manche, mafie, appartenenze politiche, che si intrecciano in modo inestricabile ed inesplicabile per un occidentale, lo impedisce.
Così da qualche parte devi appoggiarti. Ad esempio l'avvocato o il commercialista. E ne consulti due o tre per sicurezza. E tutti ti dicono la stessa cosa: i contratti vanno stipulati in nepalese.
Cosa fai? Non ci credi? Ci credi. Poi passa un anno; la situazione cambia e viene fuori che non è vero. Allora cambi ancora avvocato e chiedi a quello nuovo la traduzione del vecchio contratto. Quello te la fa e sembra in ordine.
Invece, quando si arriva ai ferri corti con il bastardo ladro del padrone di casa viene fuori che la famosa clausola sulle " cause di forza maggiore" non esiste. E nessuno degli avvocati lo aveva detto... dove è finita?
Per fortuna che essendo deficienti oltre che corrotti ladri e disonesti, per rendere il contratto un contratto capestro, avevano scritto cosucce mooolto interessanti per l'ufficio delle tasse. Così a colpi di minacce siamo riusciti a fargli slucchettare il posto (volevano rubarci tutta l'attrezzatura) e oggi abbiamo completato il trasloco.
Non senza un ennesimo colpo di coda nepalese, totalmente insensato che mi ha fatta a pezzi
Ma non vi dico la lotta, anche perché i nepalesi sono delle tigne: non mollano mai. E poi sono irragionevoli a livelli che se non ci sbattevo il naso non ci credevo.

Quindi, tornando a bomba, se l'avvocato si fa comperare dal padrone di casa per fare il contratto, il commercialista non evidenzia gravi irregolarità nella contabilità, i fornitori pagano la cresta a Tashi e Suman (e noi non possiamo sapere quanto costano le verdure o altro per un nepalese... non scordate che siamo bianchi), spariscono i conti dei clienti (complicità tra cassiere e contabile) e il magazzino viene aggiornato con “dimenticanze” volute (complicità tra addetto al magazzino, cuochi e contabile), un nostro "amico" ci consiglia di servirci di un determinato fornitore per farsi dare la commissione.... insomma se di tutti quelli che avevamo intorno non ce ne era uno che non rubasse, come dice il nuovo contabile “ Se noi hai nemmeno un gancio a cui attaccarti è difficile uscire dal pozzo”.

Però è facile diventare paranoici.
Per fortuna che in tutto l'ambaradan Karana e Koghendra sono rimasti a combattere, fedelissimi al nostro fianco, rinunciando anche a day off, facendo alzatacce ecc. Bravi ragazzi!

sabato 27 giugno 2009

Ragguagli

Non possiamo permetterci di perdere tutto quello che abbiamo investito. Quindi siamo costretti ad andare avanti. Ci piaccia o no.
Questa volta contratti in inglese e controlli bisettimanali.
Fossimo appena più ricchi sarei già sull'aereo di ritorno, soldi o non soldi.